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Sicurezza

Infortunio sul lavoro: tutele INAIL e risarcimento del danno differenziale

12 giugno 20265 min di lettura

Infortunio sul lavoro: scopri le tutele INAIL, il risarcimento del danno differenziale e le responsabilità del datore in caso di incidente professionale.

Gli infortuni sul lavoro rappresentano una delle situazioni più delicate nel rapporto tra lavoratore e datore di lavoro, con importanti implicazioni sia sul piano assicurativo che risarcitorio. Quando si verifica un incidente durante l'attività lavorativa, entrano in gioco diverse tutele: quelle garantite dall'INAIL e quelle derivanti dalla responsabilità civile del datore di lavoro. Comprendere la distinzione tra indennizzo INAIL e risarcimento del danno differenziale è fondamentale per tutelare pienamente i propri diritti.

Cosa si intende per infortunio sul lavoro?

L'infortunio sul lavoro è un evento traumatico che si verifica in occasione di lavoro, causando una lesione che determina un'inabilità temporanea assoluta superiore a tre giorni. Per essere qualificato come infortunio sul lavoro, l'evento deve presentare il nesso di causalità tra l'attività lavorativa e il danno subito dal lavoratore, includendo anche gli infortuni in itinere, cioè quelli verificatisi durante il tragitto casa-lavoro.

Quali sono gli obblighi del datore di lavoro in materia di sicurezza?

Il Decreto Legislativo n. 81/2008, noto come Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, individua precisi obblighi a carico del datore di lavoro. Questi obblighi costituiscono il nucleo fondamentale della prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.

Il datore di lavoro deve:

  • Effettuare la valutazione dei rischi e redigere il relativo Documento di Valutazione dei Rischi (DVR)
  • Designare il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)
  • Nominare il medico competente per la sorveglianza sanitaria quando necessario
  • Fornire ai lavoratori dispositivi di protezione individuale (DPI) adeguati
  • Garantire una formazione specifica in materia di salute e sicurezza
  • Informare i lavoratori sui rischi specifici presenti in azienda
  • Assicurare la manutenzione di ambienti, attrezzature e impianti

L'inosservanza di questi obblighi può comportare responsabilità sia penale che civile del datore di lavoro, con conseguenze rilevanti anche sul piano risarcitorio.

Come funziona la denuncia INAIL dell'infortunio sul lavoro?

Quando si verifica un infortunio sul lavoro, il datore di lavoro ha l'obbligo di denunciarlo all'INAIL entro due giorni dalla ricezione del certificato medico, qualora l'evento abbia determinato un'inabilità temporanea superiore a tre giorni. La denuncia deve essere effettuata anche se il datore di lavoro nutre dubbi sulla natura professionale dell'evento.

Il lavoratore infortunato, dal canto suo, deve immediatamente informare il datore di lavoro dell'accaduto e recarsi presso una struttura sanitaria per farsi rilasciare il certificato medico di infortunio, che deve essere trasmesso telematicamente all'INAIL dal medico certificatore. L'omessa o tardiva denuncia da parte del datore di lavoro costituisce un illecito sanzionabile.

La procedura telematica ha semplificato l'iter: il certificato medico viene inviato direttamente all'Istituto dal medico, mentre il datore di lavoro completa la denuncia fornendo i dati relativi alle circostanze dell'evento e alle caratteristiche del rapporto di lavoro.

Quali sono le prestazioni e le indennità erogate dall'INAIL?

L'INAIL riconosce diverse tipologie di prestazioni economiche in relazione all'infortunio sul lavoro, variabili in base alla gravità e alla durata dell'inabilità.

In caso di inabilità temporanea assoluta, il lavoratore riceve un'indennità giornaliera pari al 60% della retribuzione media giornaliera dal quarto giorno successivo all'infortunio, elevata al 75% dal novantesimo giorno in poi. I primi tre giorni (periodo di carenza) sono invece a carico del datore di lavoro, che corrisponde il 60% della retribuzione.

Quando residua un'inabilità permanente, l'INAIL eroga prestazioni differenti in base al grado di invalidità accertato:

  • Danno biologico per postumi dal 6% al 15%: indennizzo in capitale
  • Invalidità permanente dal 16% in su: rendita mensile vitalizia
  • Invalidità superiore al 34%: assegno di incollocabilità per i dipendenti pubblici

Il danno biologico viene calcolato secondo apposite tabelle INAIL che considerano l'età del lavoratore e il grado percentuale di menomazione accertato.

Cos'è il risarcimento del danno differenziale nell'infortunio sul lavoro?

Il risarcimento del danno differenziale rappresenta la somma che il lavoratore può richiedere al datore di lavoro quando l'indennizzo INAIL non copre integralmente tutti i pregiudizi subiti. L'indennizzo INAIL, infatti, costituisce una tutela di tipo assicurativo automatica, ma non esaurisce tutte le voci di danno risarcibili secondo le norme del Codice Civile.

Il lavoratore può agire contro il datore di lavoro per ottenere il risarcimento del danno differenziale quando dimostri che l'infortunio è derivato da una violazione delle norme antinfortunistiche previste dal D.lgs. 81/2008 o da altre disposizioni di legge. In questo caso si configura una responsabilità contrattuale del datore ex articolo 2087 del Codice Civile, secondo cui l'imprenditore deve adottare tutte le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica del lavoratore.

Le voci di danno differenziale comprendono:

  • Danno biologico nella misura eccedente l'indennizzo INAIL
  • Danno morale o esistenziale
  • Danno patrimoniale per riduzione della capacità di guadagno
  • Spese mediche non rimborsate
  • Danni a familiari nei casi più gravi

La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che il datore di lavoro risponde di tutti i danni ulteriori rispetto a quelli coperti dall'assicurazione obbligatoria INAIL, purché il lavoratore fornisca prova dell'inadempimento agli obblighi di sicurezza.

Quando sussiste la responsabilità penale del datore di lavoro?

L'infortunio sul lavoro può configurare una responsabilità penale a carico del datore di lavoro quando derivi dalla violazione delle norme antinfortunistiche. I reati più frequentemente contestati sono le lesioni personali colpose (articolo 590 del Codice Penale) o, nei casi più gravi, l'omicidio colposo (articolo 589 del Codice Penale).

La responsabilità penale scaturisce dalla violazione di specifici obblighi prevenzionistici contenuti nel D.lgs. 81/2008. Non è sufficiente che si sia verificato l'infortunio: occorre dimostrare il nesso causale tra la condotta omissiva o commissiva del datore (o del dirigente, o del preposto) e l'evento lesivo. Il giudice penale deve accertare che l'inosservanza delle misure di sicurezza abbia costituito causa determinante dell'infortunio.

La responsabilità può estendersi anche ad altri soggetti della filiera della sicurezza aziendale: dirigenti, preposti, RSPP quando abbiano compiti operativi. Il D.lgs. 231/2001 prevede inoltre la responsabilità amministrativa dell'ente per alcuni reati in materia di sicurezza sul lavoro.

La sentenza penale di condanna costituisce un elemento probatorio rilevante anche nel giudizio civile per il risarcimento del danno differenziale, ai sensi dell'articolo 652 del Codice di Procedura Penale. Il lavoratore infortunato può costituirsi parte civile nel processo penale per ottenere il risarcimento oppure attendere l'esito del procedimento penale per poi agire in sede civile, avvalendosi dell'efficacia probatoria della sentenza.

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